La tua camicia blu, il tuo maglione viola con quel cappello giallo non ci stanno. Vattene via.
Guarda se dovevi farmi perdere il filo di lana con cui tessevo i miei confini nel silenzioso contemplare un vecchio ricordo appena sfumato.
Perché quel sorriso, quel tuo sorriso spazza ogni confine.
Ma mi dà rabbia invece che piacere.
Perché sei la vita che vuole spezzare le pareti del mio rigore e lo so che ne uscirei un’altra volta disgustato ed imperfetto.
Perché voglio suonare rettangoli.
Sono un suonatore di violino e tu sei la mia musa.
Senti che suono stonato, canta pure tu.
Ti chiedo di cantare e di lasciarmi suonare perché devo fare il mio mestiere.
Hai una formica sul viso, sei bellissima.
Ti metto un fiore tra i capelli e lo innaffio ogni sera.
Mangiamo del pane insieme domani? Voglio che mi siedi vicino.
Perché se non sento il tuo respiro io non sono nessuno e mi perdo a suonare rettangoli.
Soffia, soffia pure. Soffiami contro. Voglio ascoltare il tuo canto.
Lasciami per qualche minuto le tue mani e le coloro di carezze.
Ti prendo in questo momento e per sempre e se domani metti quella gonna che non mi piace voglio che resti mia.
Piangi, urla, dillo che stai male. Mostrami la tua pelle rugosa.
Dillo che non sopporti il suono del mio violino. Gridamelo con disprezzo.
Tanto questa volta il fiore non te lo tolgo e continuo a suonare limoni verdi per te.